mercoledì 20 aprile 2011

L'antropologo Winston Smith


Ho trovato una similitudine tra la ricerca di Winston Smith, protagonista di 1984 di George Orwell, e quella dell'antropologo. Si tratta di questioni di metodo. Anche Smith ri-cerca qualcosa. L'informatore tende a divagare, spaziare, scappare dalla domanda. Bisogna sondare, gradatamente arrivarci, prima impacciati poi, forse, capaci di ridisegnare un quadro tramite la memoria. In questo brano Winston – per altre ragioni, lontane anni luce da quelle dell'antropologo – fa qualcosa di simile; lui ha bisogno di un passato, di definirlo, di abbozzarne grosso modo i confini e va alla ricerca di qualcuno che lo possa aiutare. Lo trova «nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi». È interessante anche l'approccio, molto vicino alla mia esperienza sul campo, per quanto riguarda l'impatto: infatti, Winston entra nel locale e «appena entrato il baccano delle voci scese a metà del volume. Poteva sentire, alle sue spalle, gli occhi di tutti fissi alla sua tuta azzurra. Alcuni, che stavano giocando a freccette all'estremità opposta della stanza, si fermarono per almeno trenta secondi» (Orwell 2006: 93). Mi è capitato di dover affrontare questa sorpresa, io, elemento alieno. Poi scemano gli sguardi, «per un attimo la presenza di Winston venne dimenticata» (Ivi: 94). Winston Smith comincia ad ambientarsi. Cerca ancora qualcuno che possa ridisegnare un passato in cui immaginarsi. Un vecchio litiga con il barista perché ora una pinta non è più una pinta, mentre prima... Eccolo. «Posso offrirti da bere?» (Ivi: 93) chiese Winston al vecchio. Questi accetta. Individuato un informatore. «Ne devi aver visto di cambiamenti da quando eri giovane» disse Winston «tastando il terreno» (Ivi: 94). «La birra era migliore» (Ibidem). «Sei molto più vecchio di me [disse Winston]. Dovevi essere già adulto quando io sono nato e forse ti ricordi com'era la vita a quel tempo [...]. Quelli della mia generazione non sanno nulla di quei tempi (Ivi: 95). Il vecchio allontanava il fuoco del discorso, per cui Winston doveva costantemente cercare di riportarlo entro i confini  ed «ebbe l'impressione che stessero parlando ognuno per i fatti suoi» (Ivi: 96). E ancora «Winston si sentì assalito da una specie di sconforto» (Ivi: 97). Il vecchio non fu di grande aiuto per Winston.
Questo brano mi ha ricordato il lavoro di intervista, la difficoltà di far comprendere cosa si vuole sapere dai nostri informatori e la necessità di incrociare le informazioni raccolte, per ricostruire un quadro di senso.

Bibliografia:

ORWELL G.
2006    1984, Milano, Mondadori.

                                                                                                                      Domenico Branca

1 commento:

  1. Complimenti. Tra l'altro, pochi minuti fa, avevo in mano il libro del Fabietti "Antropologia Culturale" nel paragrafo inerente all'importanza di trovare un informatore per dare inizio alla propria ricerca sul campo. Il tuo post è arrivato nel momento giusto!!! Bravo.


    Mauro pirisinu

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