lunedì 11 aprile 2011

Antologia della Femmina Agabbadora: presentazione a Luras.



Sabato 9 Aprile 2011, palestra delle scuole elementari di Luras, ore 18 e 30, presentazione del libro “Antologia della femmina Agabbadora” di Piergiacomo Pala. Oltre all'autore hanno collaborato alla presentazione il sindaco Marisa Careddu, l'antropologo Bachisio Bandinu, il musicista Gesuino Deiana e il giornalista Giacomo Serreli.
Davanti a un pubblico piuttosto numeroso ha da subito preso la parola il sindaco. Il suo intervento è legato per lo più all'importanza del museo etnografico Galluras che, grazie al suo reperto più importante, il Martello de sa Femmina Agabbadora, ha dato maggiore notorietà al paese. L'intervento si chiude con l'auspicio di una collaborazione di Pier Giacomo Pala, proprietario del museo, per la creazione di un museo archeologico che in futuro verrà allestito a Luras.
A seguire Giacomo Serelli, che ha il ruolo di “presentatore” della serata, passa la parola a Bachisio Bandinu. L'intervento dell'antropologo può, prendendo in prestito la sua citazione, avere come titolo “antropologia del silenzio”.
La domanda che si pone lo studioso è: Sa Femmina Agabbadora è veramente esistita?
Dalle parole dell'antropologo sembrerebbe che la tesi dell'esistenza di questa misteriosa figura possa avere dei validi sostegni. Cita ad esempio La Marmora che nella prima edizione del suo Voyage en Sardaigne (1826) accennava all'esistenza di questa figura. Nella seconda edizione dell'opera (1839), però, il suo autore omette questa parte. Perché? A questa domanda il Bandinu risponde così: prima di tutto spiega al pubblico che il La Marmora era una persona intelligente, uno studioso serio che annotava le proprie osservazioni in maniera scrupolosa, e ciò che decideva di pubblicare nei suoi libri era il risultato di vero studio e quindi da considerarsi attendibile. E'strano che un personaggio così attento e preciso, nella prima edizione del suo lavoro sulla Sardegna, accenni a un qualcosa al quale neanche lui crede, verrebbe da dire. Secondo Bachisio Bandinu, nella seconda edizione, per motivi forse politici, fu costretto a non riportare quelle informazioni, per cercare di presentare la Sardegna, allora considerata sconosciuta e selvaggia, più civile.
Vittorio Angius, scrittore e ricercatore sardo, fu uno dei primi a parlare di questa misteriosa figura nel 1883 localizzando Bosa come uno dei villaggi dove questa forma di eutanasia veniva “segretamente” eseguita; ma come per la seconda edizione dell'opera del La Marmora, rivisitata per non screditare la Sardegna e i sardi, intervenne in difesa del suo popolo Giuseppe Pasella, avvocato, magistrato e direttore dell' “Indicatore Sardo” con un articolo nel quale negò l'esistenza di questa figura e, cercando di screditare l'Angius, lo accusò di presentare come barbara la Sardegna agli occhi dell'Italia.
Ma allora, continua Bachisio Bandinu, come facciamo a credere all'esistenza di questa figura se la documentazione che reperiamo è carente o smentita, se la nostra ricerca sul campo si scontra con dei sentito dire e dei non ricordo?
Bisogna interpretare l'antropologia del silenzio. Molto spesso la gente preferisce non dare informazioni su determinati argomenti essendo questi pericolosi o moralmente sbagliati. La pratica dell'agabbadora era una forma, già nell'800, di eutanasia illegale. La si eseguiva nel silenzio, nella riservatezza, per questo di documenti ufficiali (vedi nella letteratura sarda dei secoli scorsi) se ne trovano pochi, e chi sapeva, di certo, non andava a raccontare tranquillamente in giro.
L'antropologia del silenzio è proprio questa: indagare su un qualcosa del quale si ha sentore dell'esistenza e imbattersi nel silenzio di chi sa.
A seguire l'intervento di Gesuino Deiana, musicista del gruppo Cordas et cannas, ricercatore delle antiche sonorità sarde ed ex studente di antropologia alla Sapienza, sull'importanza di non perdere le proprie tradizioni. Un intervento e un relatore che secondo me potevano anche essere omessi, personalmente mi è parso più un voler far numero per allargare il parterre dei relatori. L'intervento non ha raccontato nulla di nuovo ma, ripetuto ciò che ogni persona legata al suo territorio in cuor suo condivide: l'importanza culturale del non dimenticarsi.
Pier Giacomo Pala, l'autore del libro, dopo una breve introduzione sul ritrovamento del martello e sulla sua attività di ricerca iniziata nel 1981, lancia una piccola polemica sugli “studiosi che hanno studiato”, poichè spesso i loro lavori nascono, non da ricerche condotte sul campo, ma dallo studio del sapere di altri studiosi. Spesso i libri dei “nuovi studiosi” sono dei collage delle opere di altri autori legate da riflessioni personali. Lo stesso vale per i docenti universitari che, il più delle volte, le loro ricerche sul campo le commissionano ai loro studenti. Lui che invece è uno studioso”che non ha studiato” ha lavorato sul campo. Ha fatto ricerche sul territorio, interviste, ha analizzato l'etimologia del nome agabbadora che proviene dalla Spagna, si è recato nella penisola Iberica alla ricerca di una figura simile a quella che abbiamo qui in Sardegna senza però riuscire a trovare nulla. O quasi. Su alcuni documenti analizzati proprio in Spagna ha scoperto l'esistenza a Cuba di una figura simile a quella trattata nel suo libro: la Desperadora.
Conclude l'intervento accennando che ben due preti di Tempio Pausania gli confermarono la presenza negli archivi della Diocesi di alcuni documenti che potrebbero attestare l'esistenza dell'agabbadora.
Dopo un paio di domande del pubblico presente sulla figura di questa donna e sul suo martello, il convegno termina. Sono le 20:30.


Mauro Pirisinu

15 commenti:

  1. maria lucia mette11 aprile 2011 21:37

    Teoricamente il signor Pala non sembra comunque aver avuto reale accesso agli archivi della Diocesi, almeno a quanto emerge da quanto sopra. Credo sussista una differenza di non poco conto fra l'aver citato le parole dei due preti ed aver preso visione di questi ipotetici documenti.E se verba volant...

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  2. ...Scripta manent. E gli scritti non ci sono. E dato che l'Antropologia è una scienza è importante avere dati scientifici, certi.

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  3. LA MIA RISPOSTA: CONSIGLIO LA LETTURA DEL LIBRO "ANTOLOGIA DELLA FEMINA AGABBADORA"

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  4. maria lucia mette18 aprile 2011 22:09

    il vero problema è che abbiamo preso visione del libro... scusi signor Pala ma uno che cita un "pincospallino" come fonte web non è che dia particolare autorevolezza al proprio scritto. Che dice?

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  5. Ho preso anche io visione del libro e sono d'accordo con la tesi di Chiara Dolce, che lei ha preso in considerazione tra gli articoli scientifici.

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  6. CARISSIMA MARIA LUCIA LE CONFESSO CHE NON SONO INTERESSATO A NESSUN TIPO DI POLEMICA. LA CITAZIONE DI "PINCOSPALLINO" E' CITATA NEL MIO LIBRO COME SONO RIPORTATE NUMEROSE ALTRE INFORMAZIONI, COMPRESA QUELLA DELLA DOTTORESSA CHIARA DOLCE.IN ALTRE PAROLE HO RIPORTATO TUTTO IL MATERIALE IN MIO POSSESSO. SE HA PRESO VISIONE O LETTO IL MIO LIBRO AVRA' CAPITO CHE NON HO ESPRESSO ALCUN MIO GIUDIZIO SULL'ESISTENZA O NON ESISTENZA DELLA FIGURA E PRATICA DELLA FEMINA AGABBADORA.SE RITIENE CHE L'AVER PRESO VISIONE DEL MIO LIBRO SIA UNA PROBLEMA ALLORA CAPISCO TANTE COSE.

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  7. CARISSIME MARIA LUCIA E VALENTINA COME AVRETE POTUTO LEGGERE O PRENDERE VISIONE NEL MIO LIBRO HO RIPORTATO TUTTE LE TESTIMONIANZE E CITAZIONI IN MIO POSSESSO, QUELLA DI "PINCOSPALLINO" COME QUELLA DELLA DOTTORESSA CHIARA DOLCE. AVRETE ANCHE LETTO O PRESO VISIONE CHE NON HO ESPRESSO NESSUN MIO COMMENTO RIGUARDO LA FIGURA E LA PRATICA DELLA FEMINA AGABBADORA. SE PER VOI IL VERO PROBLEMA E' AVER PRESO VISIONE DEL MIO LIBRO ALLORA CAPISCO TANTE COSE. CORDIALMENTE, PIER GIACOMO PALA.

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  8. maria lucia mette20 aprile 2011 14:42

    Gentile Sig. Pala
    non è nemmeno mia intenzione fare polemica. Tuttavia nonostante quel che sostiene sia vero -ovvero che lei non ha espresso alcun giudizio sull'esistenza di tale figura- non può certo negare il fatto che è lei stesso fermamente convinto dell'esistenza della stessa. Comunque a parte il suo personale parere sulla questione - che ora non trovo rilevante- io ho semplicemente contestato un'affermazione priva di documenti. E ovviamente mi pare lecito anche pensare che lei abbia comunque fatto il suo lavoro citando ogni fonte che ha ritenuto utile per il suo lavoro. L'unica cosa che le chiedo è : se esistono realmente questi documenti che potrebbero mettere a tacere tutti coloro che- come me o Valentina hanno delle difficoltà oggettive a non "smontare" queste labili fonti-, perchè lei non le ha fedelmente riportate? l'esempio delle fonti web va bene, quello delle scientifiche anche a parte qualche scivolone ma .. i documenti , quelli veri dove sono??
    cordialmente Maria Lucia

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  9. LE TESTIMONIANZE ORALI NON SONO DOCUMENTI E VERI DOCUMENTI?

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  10. Gentile Sig. Pala,
    io non ho avuto nessun problema a leggere il Suo libro, anzi. È stato interessante leggere varie opinioni sull'argomento. Solo che alcuni di noi hanno dei dubbi sull'interpretazione simbolica della figura. Non era nostra intenzione offendere nessuno, tanto meno il Suo lavoro, e se l'abbiamo fatto me ne dispiaccio. Gli studi si fanno attraverso critiche che devono essere costruttive e terreni fertili per altri dibattiti che, alle volte, assumono forme un po' troppo accese.
    Sperando in un dialogo più calmo e sereno, cordiali saluti
    Valentina Mura

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  11. Allora... rispondere a questa domanda/provocazione significherebbe dover riassumere in un commento oltre 100 anni di storia dell'antropologia e sinceramente nè io nè lei ci meritiamo questa tortura... scherzi a parte è OVVIO che le testimonianze orali siano importanti.. ci mancherebbe altro.. ma le fonti orali non possono essere le uniche consultate in un lavoro di antropologia STORICA... a maggior ragione intenet... al di la di pincospallo e altri nickname simili, internet è un continuo citarsi e ricitarsi incrociato ed è per questo che la letteratura scientifica non lo usa a scatola chiusa... è uil succo della differenza tra scienza e opinione...
    le consiglio di leggere un libro... non c'entra nulla con l'aggabadora ma per certi versi presenta una situazione simile a questa... è di Alessandra Guigoni e si intitola "Alla scoperta dell'America in Sardegna. Vegetali americani nell'alimentazione sarda". è il frutto di un lavoro di ricerca di antropologia storica (ovviamente nel campo alimentare). molte delle persone intervistate su patate, mais o fagioli dicevano che da loro questi vegetali si usavano da sempre... se noi prendessimo per buone senza alcuna verifica queste testimonianze potremmo anche sostenere che queste piante sono autoctone.. ma se vogliamo fare scienza e non opinione dobbiamo andare più a fondo e incrociare (o se necessario smentire) le fonti orali con quelle scritte..
    ritornando a lei e al suo lavoro se ha consultato fonti scritte che attestano questa pratica non per sentito dire è un conto, altrimenti il suo non è un lavoro storico.. è comunque interessante come lo sono tutti gli studi che si occupano di identità in Sardegna..

    Alessandro

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  12. In effetti quello che ha posto è un problema metodologico, che ogni studente di antropologia - anche quello che ha aperto il libro per la prima volta sa: le fonti orali, le interviste, quello che raccontano gli uomini ad altri uomini in diverse lingue o nella stessa, ebbene, sono fonti; sono fonti di storia orale e culturale. Ma capirà anche Lei che affinché si riesca a ricostruire, o a volte ri-costruire, un determinato fatto è necessario avere la scripta in modo da indagarne quanto più possibile la veridicità: se è veramente esistita come figura socialmente istituzionalizzata, esisteranno - anche fossero solo due - prove della sua comparsa sulla terra, tanto più che mi è stato rimproverato di non conoscere atti di diversi tribunali sardi che hanno condannato donne per aver aggabbato qualcuno.

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  13. DELLA FIGURA E DELLA PRATICA DELLA FEMINA AGABBADORA NE HANNO SCRITTO VIAGGIATORI DEL '700 E DELL'800, SCRITTORI E POETI SARDI. LE TESTIMONIANZE ORALI, CHE HO RACCOLTO DA INFORMATORI CHE HANNO PERSONALMENTE E DIRETTAMENTE ASSISTITO ALL'INTERVENTO DELLA FEMINA AGABBADORA, RITENGO, SENZA NESSUNA PRESUNZIONE, POSSANO E DEBBANO AVERE RILEVANZA E PROVA DOCUMENTATA. TALI TESTIMONIANZE NON POSSIAMO CONSIDERARLE "PER SENTITO DIRE".

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  14. Le fonti scritte, come quelle orali, vanno valutate e spesso possono essere fuorvianti. Gli scritti dei viaggiatori di quell'epoca erano carichi di teorie evoluzioniste e vanno presi con le pinze. E il fatto che ci siano state persone che hanno assistito al suo intervento fa cadere la tesi che l'accabadora agisse da sola, togliendole ogni genere di simbologia.

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  15. ..........MA ALLORA NON VI VA BENE NIENTE. HO CAPITO. VI LASCIO ALLE VOSTRE TEORIE E POSIZIONI PRESE.

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